Pazzesco, questo Salone!
22/05/2017 blog

di Luca Onesti

Ultimo giorno di Salone del libro di Torino: la nostra prima volta, possiamo dirlo ormai, è andata benissimo! Il nostro stand è nel settore “incubatore”, quello dedicato agli editori nati da poco e c’è tanta affluenza oggi come nei giorni scorsi. Abbiamo presentato sabato e domenica, con l’introduzione e le letture di Milva Carrozza, i nostri due titoli, Il raccoglitore di pigne, di Anselmo Botte e Istruzioni di fuga per principianti di Mirko Tondi; entrambe molto partecipate ed emozionanti, occasioni di incontri, ritrovi, incroci  tra i due autori, noi editori e collaboratori, e amici e lettori di diverso tipo, dalla comunità lucana residente a Torino che ha portato il suo sostegno e affetto ad Anselmo, ai lettori di Mirko, ai curiosi che si sono fatti attrarre dai nostri titoli e dalle nostre copertine. A tutti diciamo grazie per l’arricchimento che ogni singolo incontro ci ha portato!

Non è stata solo l’adrenalina della “prima volta” però a rendere così bella questa nostra partecipazione al Salone; qui si intuisce ad ogni passo, ad ogni snodo di questo bazar di libri un po’ squadrato ma lo stesso incasinato, che questa edizione, la trentesima, è stata speciale un po’ per tutti, espositori e lettori, giornalisti e scrittori. È che dopo aver rischiato la chiusura, dopo la scissione tra grandi e piccoli editori e dopo il lancio della Fiera di Milano solo tre settimane prima del Salone, Torino ha voluto prendersi la sua rivincita, sull’onda dell’entusiasmo che ha contagiato chiunque in questi cinque giorni, nel derby tra le capitali italiane del libro, come ha raccontato Paolo di Paolo stamattina su Repubblica.

Un Salone “pazzesco” insomma, direbbe Roberto, il couchsurfer che mi ha ospitato la prima sera, giovanissimo scrittore in cerca della sua voce per la sua prima raccolta di racconti e con cui, appena arrivato, ho iniziato a vagabondare per la notte di Torino, da Barriera di Milano a piedi verso il centro. Fino ad arrivare in un posto… pazzesco, ma pazzesco davvero, e non lo dico facendo mio l’intercalare di Roberto, per il quale tutto è pazzesco, anche un gatto che attraversa la strada, un tram che si ferma, una persona che passa in bicicletta. Dopo una birra e una lunga camminata, siamo finiti infatti in una festa in uno spazio vicinissimo alla Mole, la Cavallerizza Reale, che è un’opera architettonica iniziata da Amedeo di Castellamonte e portata a termine da Benedetto Alfieri tra il 1740 -1742, che tra giardini ed edifici occupa uno spazio di 22mila mq ed è iscritta dal 1997 tra i beni patrimonio UNESCO. Dal 2009 ad oggi, l’amministrazione comunale ha spesso cercato di svendere questo bene comune a privati giustificando i numerosi progetti di appartamenti di lusso, negozi ed alberghi come “valorizzazioni del patrimonio” ma nel maggio 2014, un gruppo di cittadini ha occupato lo spazio per restituirlo alla cittadinanza. Questo gruppo di cittadini si è identificato con il nome di “Assemblea Cavallerizza 14:45” ed ha raccolto 10.000 firme affinché questo bene comune ritorni alla cittadinanza. In questi giorni la Cavallerizza ha ospitato 400 artisti in una manifestazione chiamata “Here” ed è qui che siamo finiti io e Roberto due sere fa, in una festa con musica dal vivo, cibo e birre e dj set fino a tardi. I ragazzi dell’organizzazione mi hanno raccontato delle tante attività che organizzano e mi hanno spiegato che il modello che vorrebbero adottare dal punto di vista dello statuto giuridico è quello dell’uso civico dell’ex Asilo Filangieri di Napoli, un vero e proprio laboratorio innovativo in Italia per quanto riguarda la gestione degli spazi e dei beni pubblici.

Prima di smobilitare anche noi mi rimane il tempo solo di raccontarvi di un incontro particolarmente interessante. Durante il primo giorno di Salone, Exòrma Edizioni ha promosso un’iniziativa a cui hanno aderito diversi editori (Iperborea, Marcos Y Marcos, Minimum Fax, ad esempio e molti altri) in cui ogni stand avrebbe adottato per un’ora un rappresentante di un altro editore, assegnandogli il compito di promuovere un libro dell’editore ospitante a sua scelta. Abbiamo partecipato anche noi di Caffè Orchidea: Giuseppe Avigliano ha promosso, per Giulio Perrone editore, Le notti blu di Chiara Marchelli, finalista al Premio Strega. Da noi è venuto Antonio di Edizioni Spartaco, che ha promosso Il raccoglitore di pigne di Anselmo Botte. È stata occasione per conoscere meglio questo editore già più che ventenne (è nato nel 1995) di Santa Maria Capua Vetere, del quale vi segnialiamo la collana Dissensi inizialmente dedicata ad autori stranieri non tradotti e dal 2010 aperta anche ad autori italiani, che racconta il “dissenso” nelle sue varie forme, politico, sociale, o relazionale che sia. Un titolo in particolare è andato benissimo in questi giorni, Toringrad, di Darien Levani, un giallo che racconta la storia di un giovane avvocato che ha accumulato denaro grazie alla mafia albanese, che ha la particolarità di accumulare grandi quantità di denaro grazie allo spaccio di grosse partite di droga, per poi uscire dall’illecito e investire in attività legali. Il protagonista aprirà un locale alla moda, il “Toringrad” appunto, ma verrà di nuovo coinvolto dal mondo della mafia, perché dovrà scoprire chi lo ha tradito.

Per concludere la presentazione di un libro che mi è piaciuta di più: quella di Il grande Iran (Exòrma Edizioni) di Giuseppe Acconcia, giornalista salernitano che ha una lunga esperienza in Medio oriente. Il suo libro è un reportage narrativo che spiega storia e attualità dell’Iran, sin dagli inizi del Novecento e si sofferma sulla rivoluzione khomeinista del 1979, fino ad arrivare al governo del conservatore Ahmadinejad, alle proteste del 2009, fino ai nostri giorni. Il libro parte dalla constatazione che la politica estera della Repubblica islamica non ha mai assunto un atteggiamento aggressivo dopo il 1979 e neppure ha perseguito forme di esportabilità del modello khomeinista, ma è stata la cieca politica estera Usa di George W. Bush a creare il mito del Grande Iran.

Ultima news di questa cronaca disordinata: La Stampa ha chiesto ai lettori del Salone quale sia il loro incipit preferito. Indovinate un po’ chi c’è nella foto di copertina?

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